Cara Livia
ti chiamo ancora e nonostante tutto “cara”, perché sappiamo quanto sia stato forte il legame che ci ha unito fin da piccole, ma ora siamo cresciute , le strade sono state segnate, le scelte fatte diverse ed ora è giunto il momento di mettere un punto.
Sono chiusa in camera da 3 giorni e non voglio vedere nessuno, tanto meno te, quindi non provare nemmeno a venire a casa mia. Al posto del cuore ho un blocco di ghiaccio che non so se e quando si scioglierà. Un blocco di ghiaccio che nella disperazione mi permette di essere lucida e distinguere il bene e il male, cosa che probabilmente non riesci a fare te.
In questi giorni di tormento ho davanti agli occhi non solo Carlo chiuso in quella cella, lui che cercava di tranquillizzare me, che mi rassicurava che lo avrebbero liberato appena chiarito la faccenda, che si preoccupava che portassi i panni puliti al forestiero ferito incarcerato insieme a lui e a Libero. No, ho davanti agli occhi anche il tuo Arturo, il tuo fidanzato che faceva finta di non conoscere me, di non conoscere Carlo, di non sapere che ragazzo generoso fosse, di quante volte lo avesse aiutato a districarsi in qualche faccenda, lui che aveva studiato ed era sempre pronto ad aiutare chi ne avesse bisogno. Per Arturo era più importante farsi bello con quel manipolo di delinquenti dei bergamaschi, fare il duro con la camicia nera. E io mi chiedo come puoi sopportare di esser toccata, accarezzata da quelle mani sporche di sangue, di essere baciata da quella bocca di traditore.
Sì, lo so, non è lui che ha sparato, non c’era lui nel picchetto che li ha fucilati nel piazzale, sporchi vigliacchi servi dei tedeschi. A lui, i bergamaschi facevano solo aprire la porta della caserma e riservare il compito di spia, di delatore di quelli che erano stati compagni di scuola, amici con i quali tirare un calcio al pallone o andare a caccia. Te lo ha detto il tuo Arturo che nessuno dei 3 si è fatto bendare, ma hanno guardato in faccia la morte, hanno guardato negli occhi i vili traditori di un paese che non so che fine farà.
Ricordi come eravamo felici l’8 settembre, quando alla radio abbiamo sentito l’annuncio dell’armistizio, pensavamo che fosse tutto finito, siamo scesi in piazza a festeggiare, facendo progetti per il futuro; io con Carlo , te con Arturo. Invece è stata l’ennesima illusione, il peggio doveva arrivare , ma non siamo più bambini e ognuno ha fatto le sue scelte. Chi ha scelto di stare dalla parte del più forte, dalla parte di un futuro assicurato, chi di stare dalla parte del giusto e dell’incerto. Te continuerai a fare progetti con il tuo Arturo, io continuerò a piangere Carlo che non so nemmeno dove è stato sepolto, senza una lapide dove dire una preghiera o portare un fiore. Sì, perché quei vigliacchi amici di Arturo, nemmeno i corpi hanno consegnato alle famiglie, ma solo i vestiti sporchi e una lettera, piena di scarabocchi della censura. Questo mi resta di lui e dei suoi sogni infranti. Il sogno di diventare medico come suo nonno, il sogno di vivere in un paese libero dove tutti siamo uguali.
Te sai quanto sia stata duro far accettare alle nostre famiglie il nostro fidanzamento. Sia a quella di Carlo, che volevamo una fidanzata alla sua altezza, nonostante fossero socialisti, io figlia di pastore non ero degna di stargli accanto. Sia alla mia che non si fidavano di Carlo, che avevano paura per me, che mi prendesse in giro approfittando di una cittarella ingenua, poi le voci di quella brutta storia in Sardegna dove suo padre era confinato. E ora è finito tutto. Anche la nostra amicizia, perché non voglio rivederti mai più. Non so quello che farò, Carlo avrebbe voluto che riprendessi la scuola e forse sarà quella la mia strada quando questa maledetta guerra sarà finita per poi andarmene e non rivedere mai più le vostre facce. La faccia di quella che chiamavo sorella e che invece si è tappata occhi e orecchie per non vedere e non ascoltare il male che aveva intorno.
Non ti auguro di provare la mia sofferenza, non ne sarei capace. La ruota gira e il futuro è incerto per me che sono rimasta sola ma anche per voi e questo mi basta.
Tosca
Bettolle, 12/06/1944
Questa lettera si riferisce ad un fatto storico, la fucilazione dei partigiani Carlo Grazi, Libero Sarri e Gabriele Antonini 8/06/44 a Foiano della Chiana ma la lettera è interamente frutto di fantasia
Nessun commento:
Posta un commento