sabato 28 febbraio 2026

IL SEGRETO DI FAMIGLIA

 

“E' MEGLIO CHE NON LO DICI MAI A NESSUNO TRANNE CHE A TE STESSO. TUA MADRE CI MORIREBBE”

E con queste parole mio padre chiuse quello che probabilmente era stato il discorso più lungo della sua vita, almeno con me.

Senza un abbraccio, senza un mi dispiace, mi aveva tirato una bomba, anzi due, ignaro, o forse no, di quello che avrebbe causato. E non potevo nemmeno parlarne con mia madre, anzi con nessuno. Da qualche settimana c'era aria tesa in casa, mio padre doveva fare degli accertamenti medici, ma io non gli avevo dato troppa importanza preso da un esame che mi stava preoccupando, diciamola tutta, preso dalla mia vita di venticinquenne prossimo alla laurea e senza un minimo di progetti per il futuro. Un futuro che dopo le bombe, si prospettava ancora più in salita, a meno che non cancellassi quello che avevo appena saputo, o almeno la parte eliminabile.

Stava morendo. Cosa si prova quando tuo padre ti dice che non arriverà a Natale, che un cancro per troppo tempo ignorato, sta invadendo un organo alla volta e che non c'è più niente da fare? L'unica frase che sono riuscito a formulare è stata “la mamma lo sa?”, no mia madre ancora non lo sapeva. Lei, sempre ligia ai controlli, al limite dell'ipocondria, il calendario appeso alla parete fitto di appuntamenti e di promemoria per le medicine da prendere. E quando provava a coinvolgerlo “ Mauro devo prendere l'appuntamento dal cardiologo, vieni anche te? Mauro devo fare la colonscopia, la facciamo insieme?” la risposta era sempre la stessa “Io sto bene, te con tutti 'sti controlli porti iella, vacci te” e terminava la frase con un paio di corna sbattute in faccia a mia madre. Alla fine si è arresa in silenzio ma stamani ho scoperto che le corna non erano solo un gesto scaramantico. Ancora sconvolto per la notizia, mio padre mi spara l'altra bomba. Mi lascia in eredità una sorella, il segreto di famiglia che si porterà nella tomba e che io dovrò portare nella mia vita e tenere nascosto a mia madre. Non so da cosa sono più turbato, se dal fatto che a breve non ci sarà più mio padre o di scoprire che l'uomo tranquillo e apatico che conoscevo aveva un'altra vita. Una donna con la quale era affettuoso e cordiale, una figlia che coccolava e con la quale giocava. O forse no, forse un'avventura, un momento di follia e di cedimento alle regole che sembravano governare i suoi giorni. Una figlia da mantenere ma senza darle il nome, da crescere ma senza diritti. Ed ora passava la palla a me, alla mia coscienza di studente dal futuro incerto e altrettanta incerta eredità, affinché sapessi che c'era e che poteva aver bisogno di me.

Ed ora sono qui, chiuso in auto davanti ad un indirizzo che fino ad un giorno fa era sconosciuto, ad aspettare che da quella porta esca una donna con una bambina. E penso al me bambino che chiedeva inascoltato una sorellina.



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